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Località Madonna di Como, 34 - 12051 Alba (Cuneo)
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La Stampa (23 marzo 2002)

Una cascina "golosa" nel cuore delle Langhe tra grandi vini offerti anche a bicchiere e stracotti di bue grasso al cucchiaio

La descrizione era entusiasmante, il racconto pieno di emozione: la narrazione degli ambienti, della cucina e della cantina. mettevano addosso una gran voglia di andarci subito.
La "Guida Critica & Golosa al Piemonte" l'aveva scoperto e lo lanciava con tutte le piu belle parole possibili. I test di Paolo Massobrio & C. erano stati positivi e l'articolo vi prendeva per la gola.
Tutto, poi, sarebbe stato proprio come quelle righe; avrei trovato tutto (o quasi tutto) come me lo sarei aspettato leggendo la pagina 139 del vangelo eno-gastronomico del Piemonte.
"Quasi" tutto, perche il giudizio della Guida Critica partiva proprio da questa cascina meravigliosamente riattata e conservata, da questi pettinati vigneti che oggi si indovinano dietro quelle pianticelle su cui le prime gemme fanno capolino.
Io, però, voglio e devo aggiungere una cosa, un consiglio: uscendo da Alba, dando le spalle al capoluogo delle langhe, inerpicandovi verso la frazione di Madonna di Como (sono un pugno di chilometri) non voltatevi per almeno duemila metri: per almeno due chilometri i tanti attesi panorami, le vigne e la natura saranno nascosti dalle brutture di una città dal nome dolcissimo ma che copre con il suo sudario di cemento le pendici delle colline.
Poi d'incanto, le viti di moscato, di barbera, di dolcetto, vi guideranno tra le curve e i tornanti di questa dolce strada in salita.
Dovrete fare attenzione, perché i cartelli sono rari. Dovrete arrivare fino alla Chiesa antica di Madonna di Como preceduta da uno slargo lungo la strada ed imboccare subito dopo, a sinistra, la stradina indicata da un minuscolo cartello. Poi, respirerete il Piemonte, la Langa, la campagna.
In cima ad un poggio, isolata, tranquilla, nel panorama che ogni giorno sta diventando più verde, accanto all'emergente cantina Bompé di Silavno ed Elena Boroli, una loro casa di campagna, una rustica cascina è stata trasformata in un ristorante e piccolo albergo (sei camere) di grande fascino.
Un parcheggio fin troppo grande, un panorama dolce ed immenso, sono il biglietto da visita.
Di sera, il fascino delle luci soffuse che filtrano dalle grandi finestre di cui sono dotate le salette da pranzo (fumatori e non fumatori) e i piccoli locali comuni; toilette che sono ninnoli, pochi tavoli ben distanti ed apparecchiati con cura amore e professionalità. Una cucina che è tradizione ed eleganza, un servizio che, svo1to dalla moglie dello chef-patron con l'aiuto di sorridente personale di scuola albergbiera, vi mette a vostro agio.
Dopo aver spalmato il grande burro artigianale di Beppino Occelli sui buoni panini fatti in casa, dOpO i due pre-antipasti costituiti, magari, da Mousse di tonno e crema di patate e porri, buttatevi sulla meravigliosa carne cruda tagliata al c01tello insaporita dallo straordinariO olio di Sergio Manetti, il Montevertine, poi avrete il discreto tortino di riso e porri, la meravigliosa unione di peperoni arrosto e merluzzo a vapore con salsa verde.
pochi tavoli ben distanti ed apparecchiati con cura amore e professionalità.
I ravioli del plin ripieni di faraona ed i rombi di pasta ripiena di manzo con lenticchie e carciofi sono una bontà. Squisiti anche lo stracotto di bue al cucchiaio ed il piccione sul letto di gnocchetti.
Grandi formaggi locali e, al dolce (da alleggerire) mousse ghiacciata alle arance e tortino soffice di cioccolato al latte. Grandi vini compresi quelli della casa venduti anche al bicchire. € 60-70, spesi volentieri.

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