La
Stampa (23 marzo 2002)
Una cascina "golosa" nel cuore delle
Langhe tra grandi vini offerti anche a bicchiere e stracotti
di bue grasso al cucchiaio
La descrizione era entusiasmante, il racconto
pieno di emozione: la narrazione degli ambienti, della cucina
e della cantina. mettevano addosso una gran voglia di andarci
subito.
La "Guida Critica & Golosa al Piemonte" l'aveva
scoperto e lo lanciava con tutte le più belle parole
possibili. I test di Paolo Massobrio & C. erano stati
positivi e l'articolo vi prendeva per la gola.
Tutto, poi, sarebbe stato proprio come quelle righe; avrei
trovato tutto (o quasi tutto) come me lo sarei aspettato
leggendo la pagina 139 del vangelo eno-gastronomico del
Piemonte.
"Quasi" tutto, perché il giudizio della
Guida Critica partiva proprio da questa cascina meravigliosamente
riattata e conservata, da questi pettinati vigneti che oggi
si indovinano dietro quelle pianticelle su cui le prime
gemme fanno capolino.
Io, però, voglio e devo aggiungere una cosa, un consiglio:
uscendo da Alba, dando le spalle al capoluogo delle langhe,
inerpicandovi verso la frazione di Madonna di Como (sono
un pugno di chilometri) non voltatevi per almeno duemila
metri: per almeno due chilometri i tanti attesi panorami,
le vigne e la natura saranno nascosti dalle brutture di
una città dal nome dolcissimo ma che copre con il
suo sudario di cemento le pendici delle colline.
Poi d'incanto, le viti di moscato, di barbera, di dolcetto,
vi guideranno tra le curve e i tornanti di questa dolce
strada in salita.
Dovrete fare attenzione, perché i cartelli sono rari.
Dovrete arrivare fino alla Chiesa antica di Madonna di Como
preceduta da uno slargo lungo la strada ed imboccare subito
dopo, a sinistra, la stradina indicata da un minuscolo cartello.
Poi, respirerete il Piemonte, la Langa, la campagna.
In cima ad un poggio, isolata, tranquilla, nel panorama
che ogni giorno sta diventando più verde, accanto
all'emergente cantina Bompé di Silvano ed Elena Boroli,
una loro casa di campagna, una rustica cascina è
stata trasformata in un ristorante e piccolo albergo (sei
camere) di grande fascino.
Un parcheggio fin troppo grande, un panorama dolce ed immenso,
sono il biglietto da visita.
Di sera, il fascino delle luci soffuse che filtrano dalle
grandi finestre di cui sono dotate le salette da pranzo
(fumatori e non fumatori) e i piccoli locali comuni; toilette
che sono ninnoli, pochi tavoli ben distanti ed apparecchiati
con cura amore e professionalità. Una cucina che
è tradizione ed eleganza, un servizio che, svo1to
dalla moglie dello chef-patron con l'aiuto di sorridente
personale di scuola alberghiera, vi mette a vostro agio.
Dopo aver spalmato il grande burro artigianale di Beppino
Occelli sui buoni panini fatti in casa, dopo i due pre-antipasti
costituiti, magari, da Mousse di tonno e crema di patate
e porri, buttatevi sulla meravigliosa carne cruda tagliata
al coltello insaporita dallo straordinario olio di Sergio
Manetti, il Montevertine, poi avrete il discreto tortino
di riso e porri, la meravigliosa unione di peperoni arrosto
e merluzzo a vapore con salsa verde.
Pochi tavoli ben distanti ed apparecchiati con cura amore
e professionalità.
I ravioli del plin ripieni di faraona ed i rombi di pasta
ripiena di manzo con lenticchie e carciofi sono una bontà.
Squisiti anche lo stracotto di bue al cucchiaio ed il piccione
sul letto di gnocchetti.
Grandi formaggi locali e, al dolce (da alleggerire) mousse
ghiacciata alle arance e tortino soffice di cioccolato al
latte. Grandi vini compresi quelli della casa venduti anche
al bicchiere € 60-70, spesi volentieri.
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